Henry Nowak aveva solo 18 anni. Uno studente britannico, un ragazzo con tutta la vita davanti, ucciso a coltellate.

Quando la polizia è arrivata, l’assassino ha cercato di ribaltare la realtà accusando Henry di razzismo e aggressione. La polizia ha dunque immediatamente immobilizzato il povero Henry mentre stava morendo. Ha ripetuto diverse volte di essere stato accoltellato, ma evidentemente l’accusa di razzismo era più grave… Diceva “non riesco a respirare” mentre veniva ammanettato invece di essere soccorso.
Ora Vicktor Digwa è stato condannato all’ergastolo per il suo omicidio.

Ma nessuna sentenza potrà cancellare gli ultimi minuti di paura vissuti da Henry.
E forse, in un mondo meno dominato dai pregiudizi ideologici e dalle accuse automatiche, un ragazzo innocente sarebbe stato ascoltato prima di essere lasciato morire.